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venerdì 31 marzo 2023

INTERSTELLAR (2014) Regia: Christopher Nolan; con Matthew Mc Conaughey, Anne Hataway, Jessica Chastain,John Lithgow, Michael Caine 11/11/2014 La Voce di Venezia


 Stanley Kubrick e Andreji Tarkovski possono ancora dormire sonni tranquilli; i loro classici fantascientifici restano a tutt’oggi insuperati saggi sul linguaggio del genere e riflessioni ancora attuali relative alla condizione umana nei confronti dell’ignoto.Una misteriosa “entità”, inconoscibile e inscalfibile a forma di parallelepipedo nero (2001) o un’impalpabile “essenza” (riconducibile al Dio cristiano) che fa “risorgere” presunti fantasmi d’amore (Solaris) restano a tutt’oggi le metafore più approfondite mai realizzate in ambito fantascientifico, anche perché trascendono i limiti del genere, ricodificandoli.

Dopo “2001: odissea nello spazio” e “Solaris” nulla sarà più come prima nel mondo sci-fi, a meno che non si rigenerino codici narrativi precedenti, innestandoli con cinema di altro genere (il fantasy, il western, il giallo).
La dimesione etica, filosofica, di weltanschauung, le ipotesi utopiche/distopiche su un futuro dell’umanità, le invenzioni estetiche diventarono le nuove leggi di questo vertiginoso cambiamento nel mondo in celluloide della sci-fi, avvenuto per entrambi i registi nel 1968.

Oggi Christoper Nolan, regista da cui era legittimo aspettarsi un film di fantascienza, per molti versi ci ripropone molte tematiche contenutistiche e di linguaggio tipiche della fantascienza “adulta”.
In “Interstellar”, basato sulle teorie dello scienziato Kip Thorne abbiamo una rappresentazione della condizione umana negativa (il classico tema ecologico-politico dello sfruttamento eccessivo della terra, con conseguente crisi alimentare).
Abbiamo un viaggio attraverso e “oltre” l’infinito che porterà a delle scoperte impensabili per i limiti della mente umana.

Abbiamo il risvolto etico della vicenda, con la consapevolezza raggiunta di una quantizzazione dell’amore e delle relazioni.
Nulla di male in questo, anzi.Problemi in “Interstellar” però appaiono evidenti e ribadiscono il limite del cinema di Nolan, la cui abilità e originalità, indubbie, sembrano avere dei confini più stretti di quanto non sembri a prima vista, legati ad un eccesso di fiducia nei propri talenti. Al punto che Nolan non ha ancora girato un capolavoro ma solo dei film di “un certo livello”.

Spesso strabilianti dal punto di vista visuale e di script ma privi di quell’afflato superiore, di quella rigorosa “necessità” intellettuale tipici dei geni. Ma soprattutto, la chiave di volta per comprendere il perché della messinscena, dei pregi e dei difetti di “Interstellar” sta nel fatto che questo film doveva essere diretto da Steven Spielberg.
Allora molti conti tornano: il tema familiare e dei conflitti al suo interno. Il rapporto speciale tra “diversi” (il padre Cooper,astronauta in pensione forzata e una figlia, Murph, di precoce intelligenza), la fiducia nell’amore, qui addirittura forza quantizzabile e quinta dimensione dell’universo; il compromesso tra spettacolarità e riflessione adulta, non sempre quagliante.

Infatti, a parere di chi scrive, vedere “Interstellar” ha significato passare dalla veglia all’assopimento, sorbirsi dialoghi non sempre così appassionanti, passare dalla meraviglia al risaputo. La messinscena delle scene madri, la gigantesca onda del primo pianeta, il “tesseratto” e la magnifica ripresa dell’ingresso nel wormhole sono strabilianti ed emozionano senza necessità di 3D. Ma certi dialoghi all’interno dell’”Endurance”, certe spiegazioni scientifiche ridondanti (sulle imprecisioni rilevate da alcuni esperti io invece rispondo con Hitchcock quando disse “Io non giro documentari, giro torte), certi sentimentalismi ricattatori inficiano il risultato.

Certo è affascinante seguire le orme di una relazione così profonda tra padre e figlia, bellissima la scelta di una risurrezione del pianeta per merito di una forza prevalentemente al femminile, sia nel personaggio della Hataway, che fa la “scelta giusta” come per Murph (e le tre attrici che incarnano Murph, cioè Mackenzie Fox, Jessica Cahnstain e una anziana e sempre grande Ellen Burstyn sono un’impeccabile scelta di casting) ma come per Spielberg, anche in questo Nolan non si riesce mai a scindere l’apprezzamento dalla riserva. E’ come se avessimo davanti agli occhi un film in cui tocca gettare un po’ del bambino per liberarsi dall’acqua sporca.

Grandezza e piccineria, afflato titanico e sincerità nella fede riguardo i temi prescelti ma anche furbizia da artigiano malizioso. Che dire alla fine? Non si rimpiangono i soldi del biglietto ma è legittimo attendersi qualcosa di veramente coraggioso. Per cui il film, sulla bilancia, raggiunge una risicata sufficienza.

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